Tabarchino

Sullo status del tabarchino
Erica Autelli (Universität Innsbruck)1

«Che cos’è esattamente il tabarchino?» – questa una domanda che ancora oggi circola frequentemente sul web. Il più grande studioso del tabarchino, il professor Fiorenzo Toso (Università di Sassari), spentosi nel settembre del 2022, ha lasciato un’eredità scientifica di grande rilievo in merito a questo tema2. In numerosi suoi contributi egli ha ribadito come la politica abbia di fatto declassato e, per usare le sue stesse parole, discriminato (Toso 2003a, 15 parla esplicitamente di una vera e propria «discriminazione» e di una scelta arbitraria nel modo in cui sono stati selezionati e privilegiati determinati idiomi dalla legge) alcune varietà linguistiche, tra cui il tabarchino. Tali varietà sono state escluse dall’elenco delle lingue riconosciute dalla legge nazionale 482/19993 – con la conseguente implicita classificazione come dialetti – sulla base di un criterio definito «omologativo» (Orioles 2003, 24), mediante il quale si è deciso quali sistemi linguistici potessero essere considerati lingue e quali no, senza tenere adeguatamente conto delle loro complesse stratificazioni interne (cfr. anche Toso 2008, 54). Questa scelta ha prodotto rilevanti conseguenze sia sul piano della politica linguistica sia su quello sociolinguistico.

In realtà, il tabarchino – riconducibile all’emigrazione dei genovesi che nel XVI secolo si trasferirono a Tabarca, in Tunisia, per dedicarsi alla pesca del corallo – costituiva l’idioma principale della popolazione genovese proveniente in particolare dalla zona di Pegli, ma anche da aree limitrofe (cfr. Sitzia 1998, 19). Tale comunità migrò successivamente, soprattutto nel XVIII secolo e in diverse ondate, nell’Arcipelago del Sulcis, dopo aver subito pressioni da parte del Bey tunisino. Una parte di questi coloni si stabilì inoltre, nel 1769, nella località che venne denominata Nueva Tabarca, nei pressi di Alicante, grazie anche all’intervento del re Carlo III di Spagna, che liberò numerosi tabarchini (cfr. Toso 2003a, 87s.).

Occorre precisare che il tabarchino comprende due principali (sub)varietà: quelle di Carloforte e di Calasetta. Se, seguendo l’impostazione implicata dal mancato riconoscimento come minoranza, lo si definisse dialetto anziché lingua, tali varietà dovrebbero essere derubricate a varietà dialettali4. All’inizio del XX secolo il tabarchino emerge negli studi scientifici come una varietà dotata di caratteristiche distintive rispetto ad altre parlate e viene classificato come parte delle cosiddette «eteroglossie interne» (Orioles/Toso 2005) non riconosciute come lingue dalla legislazione minoritaria (cfr. ibid. 48) nonostante la sua peculiare fisionomia sociolinguistica e una lunga ed elaborata evoluzione storica5. Il tabarchino è parte del patrimonio linguistico complessivo della Sardegna e convive necessariamente con il sardo che è invece riconosciuto come lingua minoritaria sia dallo Stato italiano che dalla legislazione regionale la quale prevede già da alcuni anni la tutela e la valorizzazione del sardo in condizioni di coufficialità accanto all’italiano. In realtà le normative incontrano difficoltà di attuazione soprattutto per i problemi legati alla definizione di uno standard. 

Il diasistema delle varietà sarde presenta infatti notevoli differenze al suo interno: l’area centrale, logudorese e nuorese, è quella che offre le caratteristiche più spiccate di originalità e arcaicità, ma il legame con il tipo dialettale meridionale, o campidanese, resta comunque forte. Diversa è la situazione di due gruppi dialettali parlati nella parte settentrionale della Sardegna, il gallurese e il sassarese: essi riflettono condizioni più simili al toscano e all’area còrsa, e si considerano il frutto di un consistente influsso continentale risalente al periodo del predominio pisano e genovese (secc. XII-XIV, per il sassarese), o di una massiccia immigrazione proveniente dalla Corsica (per il gallurese). Neanche queste varietà sardo-còrse del nord della Sardegna sono riconosciute come grandezza linguistica autonoma dalla legislazione nazionale. A questo riguardo si rimanda in particolare al volume La Sardegna che non parla sardo di Toso (2012), i cui contenuti sono stati recentemente sintetizzati in Autelli/Caria (2024). 

Non contemplato a livello nazionale tra le minoranze linguistiche storiche, il tabarchino è invece riconosciuto dalla legislazione regionale sarda, tuttavia, come emerge dalla legge regionale 19/1997 concernente le «Norme per la tutela, valorizzazione e promozione della lingua sarda e delle varietà linguistiche della Sardegna»6, e dalla legge 26/1997, relativa alla «Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna7», il suo status rimane indefinito. Nel primo caso viene impiegato il termine varietà linguistica (art. 4), mentre nel secondo documento quello di lingua è utilizzato per il sardo e per l’algherese in contrapposizione a dialetto per il sassarese e il gallurese; lo status del tabarchino, invece, non viene esplicitamente valutato (art. 2).

La scelta tra le diverse denominazioni può avere una forte valenza identitaria oppure risultare il prodotto di un processo artificioso. In ultima analisi, è la politica ad avere l’ultima parola, ma resta da chiarire secondo quali criteri avvenga tale selezione. Tra i possibili parametri non può ad esempio certamente figurare il numero dei parlanti attivi. 

Fiorenzo Toso ha voluto dedicarsi al tema delleetichettature lingua e dialetto anche negli ultimi giorni della sua vita. Così esce un suo contributo su Il Portolano (2022, n. 110-111) in cui egli sottolinea come l’attribuzione di un idioma alla categoria di lingua o di dialetto sia spesso artificiosa e arbitraria («Sono questioni di lana caprina», Toso 2022b, 3) e non dipenda dal suo valore comunicativo. L’Italia sembra particolarmente incline a insistere su tali distinzioni, probabilmente a causa della straordinaria ricchezza di varietà linguistiche presenti sul territorio nazionale, ma anche per via della perdita di prestigio di alcune di esse e della crisi che molte stanno attraversando (cfr. ibid.). In realtà, contro le previsioni, si assiste a un loro parziale recupero. 

Per quanto riguarda la classificazione linguistica del tabarchino, è opportuno ricordare che tradizionalmente esso viene associato a una varietà ligure (cfr. ad es. Bottiglioni 1928) e, di conseguenza, alle varietà galloitaliche (cfr. ad es. Toso 1998, 24), e mostri dunque determinati tratti condivisi con esse (si pensi, ad es., all’evoluzione della u lunga latina in /y/ (resa graficamente con ü), alla presenza di /ɵ/ (fonema reso con <ö> nella grafia tabarchina proposta nel 2001, cfr. Toso 2001, 27), la lenizione e l’eventuale caduta dei suoni consonantici sordi intervocalici (come in vegnüu, cfr. Toso 2004, s.v. bellu) e alla palatalizzazione di [kl] (ad es. in ciavétta, cfr. ivi, s.v.). 

Fortunatamente il tabarchino ha goduto negli anni di un certo prestigio e, secondo le ultime stime8, sembra essere ancora parlato da una parte significativa della popolazione locale. Tuttavia, fenomeni quali la crescente emigrazione e immigrazione, i matrimoni misti e il forte afflusso turistico rendono incerto il suo futuro. Diventa pertanto fondamentale valorizzare questa eredità storico-linguistica e culturale e favorire il più possibile la trasmissione intergenerazionale dell’idioma. In tale prospettiva assume un ruolo cruciale l’azione di tutela promossa da individui e istituzioni impegnati nella sua salvaguardia. Un maggiore riconoscimento da parte della politica contribuirebbe inoltre a garantire l’accesso a risorse e finanziamenti necessari per sostenere ulteriori studi e iniziative, oltre a riconoscere formalmente una lingua parlata per secoli: la lingua dei nostri avi, certamente evolutasi nel corso del tempo ma ancora viva. 

Per concludere, in queste prime pagine si è cercato di mostrare quanto sia complesso attribuire a una varietà diatopica un’etichetta piuttosto che a un’altra (cfr. Toso 2008 e 2019a per i problemi terminologici relativi alle alloglossie e alle minoranze linguistiche in Italia). Ciò non toglie che le dodici varietà individuate dalla legge 482 godano di una tutela ben più estesa e articolata rispetto a quella riservata al tabarchino. L’estensione al tabarchino del regime di protezione previsto per le altre varietà minoritarie permetterebbe di individuare strumenti adeguati per garantirne la tutela e per motivare le giovani generazioni a mantenerlo, trasmettendo ai propri discendenti valori, tradizioni e un’identità culturale unica.

Bibliografia scelta

Autelli, Erica; Caria, Marco (2024): “Le minoranze linguistiche in Italia e la Sardegna che non parla sardo”. In: Autelli, Erica; Galiñanes Gallén M., Marta (eds.): Studi liguri e del Mediterraneo. Sulle tracce di Fiorenzo Toso. Genova: Zona (= Studies in Ligurian Linguistics and Literature 1), 67-94.

Autelli, Erica; Caria, Marco (2025): “Il tabarchino”. In: Autelli, Erica; Caria, Marco; Imperiale, Riccardo (eds.): Le varietà in Italia che non conosciamo. Lingue, DNA e percorsi delle comunità storiche minoritarie. Volume 2: L’Italia meridionale, la Sardegna, i Sinti e Rom in giro per l’Italia. Numero monografico 141/9 in Linguistik online, 119-134.

Autelli, Erica; Caria, Marco; Imperiale, Riccardo (2023): “I Tabarchini”. In: Destro Bisol, Giovanni; Autelli, Erica; Capocasa, Marco; Caria, Marco (eds.): Gli Italiani che non conosciamo. Lingue, DNA e percorsi delle comunità storiche minoritarie. Alghero: Ediciones de l’Alguer, 241-247.

Bitossi, Carlo (1997): “Per una storia dell’insediamento genovese di Tabarca. Fonti inedite (1540–1770)”. In: Atti della Società ligure di Storia Patria 37/2. Genova: Società ligure di Storia Patria, 213-278.

Capriata, Nicolò (2021): Proverbi e modi di dire in tabarchino di Carloforte. Bologna: Lupetti.

Orioles, Vincenzo; Toso, Fiorenzo (eds.) (2001): Insularità linguistica e culturale. Il caso dei Tabarchini di Sardegna. Documenti del Convegno Internazionale di Studi (Calasetta, 23–24 settembre 2000). Recco: Le Mani.

Orioles, Vincenzo (2003): Le minoranze linguistiche. Profili sociolinguistici e quadro dei documenti di tutela. Roma: Il Calamo.

Orioles, Vincenzo; Toso, Fiorenzo (eds.) (2005): Le eteroglossie interne. Aspetti e problemi. Numero monografico in Studi italiani di Linguistica Teorica e Applicata 34/5.

Secchi, Lucrezia (2025): Un’indagine sociolinguistica del tabarchino di Calasetta con approfondimenti sull’influsso sardo. Tesi magistrale, Università degli Studi di Sassari, Sassari.  

Sitzia, Paola (1998): Le comunità tabarchine della Sardegna meridionale: un’indagine socio-linguistica. Prefazione di Eduardo Blasco Ferrer. Cagliari: Condaghe.

Toso, Fiorenzo (1998): La Letteratura in Genovese. Ottocento Anni di Storia, Arte, Cultura e Lingua in Liguria. Vol. I: Il Medio Evo. Genova: Le Mani.

Toso, Fiorenzo (2000): “Contatto linguistico e percezione. Per una valutazione delle voci d’ori-gine sarda in tabarchino”. Linguistica 40/2: 291-326.

Toso, Fiorenzo (2002): “Specificità linguistica e percezione dell’altro nella società tabarchina contemporanea.” In: Cini, Monica/Regis, Riccardo (eds.): “Che cosa ne pensa oggi Chiaffredo Roux?”. Percorsi della dialettologia percezionale all’alba del nuovo millennio. Alessandria: Edizioni dell’Orso, 395-407.

Toso, Fiorenzo (2003a): I Tabarchini della Sardegna. Aspetti linguistici ed etnografici di una comunità ligure d’oltremare. Recco (GE): Le Mani.

Toso, Fiorenzo (2003b): “Le comunità tabarchine dell’arcipelago sulcitano. Sistema cognomi-nale e dinamiche demografiche”. Rivista Italiana di Onomastica 9/1: 23-42.

Toso, Fiorenzo (2003c): “Un caso irrisolto di tutela: le comunità tabarchine della Sardegna”. In: Orioles, Vincenzo (ed.): Atti del convegno di studi La legislazione nazionale sulle mino-ranze linguistiche. Problemi, applicazioni, prospettive (Udine, 30 novembre – 1 dicembre 2001). Udine, Forum: 267-276.

Toso, Fiorenzo (2004a): Dizionario etimologico storico tabarchino. Vol 1. a-cüzò. Recco (GE): Le Mani.

Toso, Fiorenzo (2004b): “Il tabarchino. Strutture, evoluzione storica, aspetti sociolinguistici”. In: Paciotto, Carla/Toso, Fiorenzo (eds.): Il bilinguismo tra conservazione e minaccia Esempi e presupposti per interventi di politica linguistica e di educazione bilingue. A cura di Carlo Augusto. Milano, Franco Angeli: 21-232.

Toso, Fiorenzo (2005): Grammatica del tabarchino. Recco (GE): Le Mani.

Toso, Fiorenzo (2008): Le minoranze linguistiche in Italia. Bologna: Il Mulino. (= Universale paperbacks Il Mulino 551).

Toso, Fiorenzo (2010): “La voce «tabarchino». Aspetti lessicografici e storico-linguistici”. Lin-gua e stile 2/XLV: 259-281.

Toso, Fiorenzo (2012): La Sardegna che non parla sardo. Cagliari: Cuec.

Toso, Fiorenzo (2019a): “Alloglossie e minoranze linguistiche in Italia. Problemi terminologici e forma della tutela”. Estudis Romànics 41, 401-422. 

Toso, Fiorenzo (2019b): “Lingue sotto il tetto d’Italia. Le minoranze alloglotte da Bolzano a Carloforte – 16. Il tabarchino della Sardegna e altri casi di minoranze discriminate”. Treccani. treccani.it/magazine/lingua_italiana/articoli/scritto_e_parlato/Toso16.html [13/06/2023].

Toso, Fiorenzo (2021b): “I primi testi letterari in tabarchino. Qualche considerazione”. In: Manca, Dino (ed.): Studi di filologia e letteratura in Sardegna. Sassari: Edes, 243-260.

Toso, Fiorenzo (2022a): “16. Aspetti della cultura linguistica tabarchina a Calasetta”. MillepiediVideo interventi linea rossa. coopmillepiedi.it/culture-damare/[20/09/2024].

Toso, Fiorenzo (2022b): “Tra lingua e dialetto. Qualche considerazione ‘volante’”. Il Portolano 110-112/XXVIII, 3-4.

Toso, Fiorenzo (2023): Dizionario Etimologico Storico Genovese e Ligure (DESGEL). Fascicolo di saggio: Lettera  N.  Galiñanes, Marta/Toso, Marta (eds.).  Alessandria:  Edizioni dell’Orso. (= Dizionario Etimologico Storico Genovese e Ligure 1).

  1.  E. Autelli, genovese di nascita, è Senior Lecturer presso il Dipartimento di Romanistica e il Dipartimento per Traduttori e Interpreti dell’Universität Innbruck. Formatasi in gran parte presso l’università in cui lavora dal 2011, ma anche nel 2007-2008 alla Nottingham Trent University, ha collaborato per anni anche insieme al professor Fiorenzo Toso, che le permise di insegnare nei suoi corsi a Sassari già nel 2017 tramite un programma di mobilità docenti e la affiancò durante i suoi studi di dottorato per la stesura della sua tesi Il genovese poetico attraverso i secoli, un’opera pluripremiata arricchita poi da un’importante presentazione di Toso nell’edizione del 2021 presso Peter Lang (serie Studia Romanica et Linguistica). La collaborazione ha dato esito a molte iniziative, ad es. a diversi convegni e in particolare al primo dizionario fraseologico genovese italiano GEPHRAS(2) (romanistik-gephras.uibk.ac.at)gratuitamente accessibile in rete, basato su due progetti scientifici finanziati dall’Austrian Science Fund FWF di cui E. Autelli è stata l’ideatrice e direttrice dal 2018 al 2025. Oltre ad aver insegnato anche nei corsi dottorali del proprio Maestro, dopo la sua scomparsa ha inoltre avuto il piacere e l’onore di tenere i suoi corsi di Linguistica Generale e Linguistica e Territorio presso l’Università Sassari per più anni dal 2023, insegnando in aggiunta anche Linguistica Italiana nella medesima università nel 2025. Tra i suoi temi di ricerca principali si annoverano la fraseologia e la linguistica variazionale con particolare interesse alle parlate della Sardegna e quelle liguri. In questo contesto sono degne di menzione sue diverse recenti curatele: Studi liguri e del Mediterraneo (2024), Il patrimonio linguistico storico della Liguria (2024) e La letteratura in genovese (2025), così come diversi contributi incentrati sul tabarchino da ritrovare nello specifico nelle (co-)curatele intitolate Gli Italiani che non conosciamo (2023) e Le varietà storiche minoritarie in Italia Vol 2. L’Italia meridionale, la Sardegna, i Sinti e Rom in giro per l’Italia (2025).  ↩︎
  2.  Tra le sue opere si ricordano ad es.: “Contatto linguistico e percezione. Per una valutazione delle voci d’origine sarda in tabarchino” (2000), “Specificità linguistica e percezione dell’altro nella società tabarchina contemporanea” (2002b), “Un caso irrisolto di tutela: le comunità tabarchine della Sardegna” (2003c), I Tabarchini della Sardegna (2003a), “Le comunità tabarchine dell’arcipelago sulcitano. Sistema cognominale e dinamiche demografiche” (2003b), il suo contributo “Il tabarchino. Strutture, evoluzione storica, aspetti sociolinguistici” (2004a), il Dizionario Etimologico Storico Tabarchino (lettere A-C, incl. fraseologia, 2004a), Il tabarchino. Strutture, evoluzione storica, aspetti sociolinguistici (Toso 2004b) e il DESGEL, che comprende numerosi elementi tabarchini (cfr. Toso 2023), la Grammatica del tabarchino (2005), l’articolo del (2010) incentrato sulla voce lessicografica “tabarchino”, il suo contributo per Treccani (2019b) e la sua co-curatela con Orioles intitolata Insularità linguistica e culturale. Il caso dei Tabarchini di Sardegna (2001). ↩︎
  3.  Cfr. https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1999;482. ↩︎
  4.  Si ha in realtà un continuum dialettale e non si tratta di varianti di un ceppo linguistico principale; la varietà calassetana si contraddistingue per un linguaggio agricolo-contadino legato perlopiù allo sfruttamento delle viti; sembra più statica rispetto a quella di Carloforte e contiene più sardismi, mentre quella carlofortina, basata su una forte economia di tipo marittimo e dunque spesso in contatto con Genova e Liguria, mostra ad es. anche influssi lessicali dal francese e dalle tonnare siciliane (cfr. Toso 2021a: 517). Il tabarchino, al contrario di altre varietà liguri come il bonifacino, assomiglia oggi molto al genovese (cfr. ibid.: 471). Certamente quest’ultimo ha contribuito significativamente suo sviluppo iniziale e poi per molti anni ha funto da modello antico a cui guardare e ritrovare le proprie origini (anche molta fraseologia è collegata a Genova, si pensi ad es. alle espressioni carlofortine riportate da Nicolò Capriata (2021, 17, 75): ésse in menestrun â zenàize, ossia ‹essere molte persone o cose mal combinate›, o a A l’è a fàbbrica de Caignan, in riferimento ai lunghi lavori presso chiesa di Santa Maria dell’Assunta di Carignano (Genova), per indicare in generale ‹lavori a lungo termine›) ma non va dimenticato che il tabarchino è di per sé una varietà a sé stante, tramandato tra generazioni e attestato in numerosi pubblicazioni (seppur prettamente di epoca recente, cfr. Toso 2021b per maggiori informazioni al riguardo), sia di tipo scientifico sia amatoriale, caratterizzato anche dalle proprie specificità culturali. ↩︎
  5.  Come già evidenziato in Autelli/Caria (2025, 119): «Molti aspetti non sono del tutto chiari ancora oggi (cf. Toso 2003a: 80); una delle ragioni è che i materiali sono sparsi in giro per il mondo (cf. anche Bitossi 1997)».  ↩︎
  6.  Cfr. https://www.regione.sardegna.it/documenti/1_74_20081223154316.pdf. ↩︎
  7.  Cfr. https://www.edizionieuropee.it/LAW/HTML/137/sa3_04_037.html. ↩︎
  8.  Cfr. sia le indagini di Sitzia del 1998 (riassunte anche in Toso 2008, 51) sia delle indagini svolte su un campione molto più ridotto, ma più recenti (cfr. Secchi 2025). ↩︎